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Ciao!

Mi chiamo Paola Melon, sono un’amazzone agonista, una Mental Coach e una Trainer specializzata in Sport Equestri. 

Mi occupo di far raggiungere ai cavalieri e al loro Team risultati eccellenti allenando la loro mente ad andare oltre le barriere mentali e a trasformarsi in un acceleratore di risultati, e lo faccio attraverso sessioni di coaching individuali e di gruppo. 

MA CHE COS’È UN MENTAL COACH?

Molti appassionati del mondo dei cavalli pensano che il sangue freddo che i cavalieri eccellenti dimostrano in sella sia qualcosa che o ce l’hai, o non ce l’hai… Niente di più lontano dalla realtà!

Forse ancora non sai che stati d’animo come serenità, lucidità e fermezza sono come dei muscoli, e in quanto tali possono essere sviluppati con tanto allenamento e pratica. 

AVERE UN ATTEGGIAMENTO POSITIVO NON BASTA!

Quando vuoi affinare le tue abilità a cavallo, l’esecuzione tecnica di un percorso di salto ostacoli, di campagna o una ripresa di dressage, assumi un allenatore che ti trasmetta metodi e abilità per migliorare le tue capacità e le tue prestazioni. 

Assumere un Mental Coach non è niente di diverso! 

Io ti trasmetto le strategie per allenare e rinforzare i muscoli della mente.

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ti insegno a creare dentro di te le condizioni necessarie per renderti forte di fronte alle difficoltà e raggiungere risultati eccellenti in sella e nella vita

Forse ti stai chiedendo come posso essere così sicura della straordinaria efficenza e utilità delle strategie di mental coaching che trasmetto…

Perchè io e il mio cavallo abbiamo ottenuto i nostri migliori risultati solo quando le ho messe in pratica io per prima.

Non è ciò che tu sei che ti frena, ma ciò che tu pensi di non essere.

Denis Waitley

Io e Milan ci siamo conosciuti nel 2012.
La mia carriera agonistica vera e propria inizia grazie a Lui. Insieme siamo arrivati a saltare con buoni risultati fino a 1.30m nel giro di un anno.

Finché un giorno, durante un concorso a Casale Sul Sile nell’ottobre del 2013, il destino ci ha scaraventato davanti una delle sfide più grandi che abbiamo dovuto affrontare.

Un brutto incidente sull’oxer numero 4. Milan ha deciso di andare dall’altra parte del salto nonostante la brutta distanza e io, dopo essergli finita sul collo, cado a terra davanti ai suoi piedi.
Lui, non potendo evitarmi in nessun modo, mi passa letteralmente sopra, e io vengo portata fuori dal campo in barella.

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Dal punto di vista fisico fortunatamente nessun danno grave… Dal punto di vista mentale non posso dire la stessa cosa.

Nella mia testa era scattato qualcosa che non ci avrebbe più permesso di saltare come prima. Fermavo il cavallo davanti a croci alte 60 cm perché ogni volta che mi trovavo di fronte ad un ostacolo ricordavo la scena dell’incidente. Una vocina dentro di me mi diceva cose come “Fermati! Sei già caduta una volta, perché non dovrebbe succedere di nuovo?”

La crisi è andata avanti per mesi, e ci stavo talmente male da riversare la mia sofferenza anche nelle relazioni personali e nella vita universitaria, che non stava andando per niente bene.

Il mio istruttore avrebbe voluto con tutto il cuore darmi una mano, ma nonostante le sue buone intenzioni non riusciva a trasmettermi la serenità e la grinta con cui avrebbe tanto voluto che entrassi in campo.

I miei genitori non mi riconoscevano più. Sacrificavano ogni giorno tempo e denaro per farmi praticare lo sport che, in teoria, avrebbe dovuto rendermi felice. E invece tornavo a casa da gare e allenamenti costantemente in lacrime. Non avevano idea di cosa dire o fare per darmi una mano a rialzarmi, e col tempo sono giustamente arrivati a domandarsi se ne valesse veramente la pena di continuare a investire i soldi nell’equitazione.

Io stavo maledettamente male. Tanto da decidere di vendere il cavallo che, col senno di poi, mi ha cambiato completamente la vita.

Per questo tentarono un ultima soluzione disperata. 

Per darmi una mano a superare gli esami di lingue all’università e a comprendere se smettere di andare a cavallo fosse veramente quello che volevo, mi mandarono a lavorare per un po’ in una scuderia in Belgio, dove avrei dovuto parlare necessariamente il francese e prendermi cura dei cavalli in maneggio.

È stato lì che ho conosciuto l’uomo che, senza saperlo, ha fatto la differenza in tutta questa storia.

Il suo nome era Guilherme Mattar, un istruttore e cavaliere di origine brasiliana molto conosciuto in Belgio per aver curato e rimesso a gareggiare un cavallo che era rimasto vittima di un incendio bruciandosi gran parte del corpo: Pasha De B’Neville.

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Gli allenamenti con Guilherme che più amavo erano quelli in cui lui stava al centro del campo, e io in circolo intorno a lui ad ascoltare storie di personaggi che sono diventati famosi proprio perché non hanno mollato nei momenti di difficoltà. 

Di fatto, Guilherme è stato il mio Mental Coach. Senza rendersene conto, mi ha dato una mano a tirare fuori il motivo per cui avrei dovuto continuare. Grazie alle sue parole, ho cominciato a credere in me stessa e nel binomio che io e Milan potevamo potenzialmente creare. 

Una volta tornati in Italia, io e Milan siamo arrivati a saltare categorie da 2* Grado senza errori.

Stesso cavallo, stesso istruttore e stesso maneggio. C’era soltanto una cosa diversa: il mio modo di approcciarmi allo sport che amo più di tutta me stessa. 

È COSÌ CHE HO DECISO DI DIVENTARE MENTAL COACH.

Grazie ai miei genitori, a Guilherme, e soprattutto grazie a Milan, ho trovato il coraggio di mettermi in discussione per migliorarmi come amazzone, come persona e come Mental Coach.

Col tempo e la pratica ho allenato la mia mente a sviluppare gli aspetti del mio carattere di cui avevo bisogno per tirare fuori la versione migliore dell’amazzone che è in me. 

E ora alleno mentalmente gli appassionati degli Sport Equestri affinché provino la stessa meravigliosa sensazione che provo io ogni volta che esco dal campo con il sorriso, consapevole di aver dato il 100% di me stessa, permettendo a Milan di esprimersi al meglio.