L’invidia tra gli allievi: da “Se tu vinci, io perdo” a “Il tuo successo è anche il mio”.

equitazione-mentalcoaching-squadra

Di recente ho avuto modo di parlare con un istruttore a proposito di una tematica che mi rendo conto essere sempre più frequente all’interno del mondo degli Sport Equestri: le invidie che si creano tra gli allievi (e spesso tra i rispettivi genitori) quando un membro della squadra ottiene uno o più risultati positivi. 

Non so se tu abbia mai provato cosa significhi “essere l’ultima ruota del carro”. La sensazione che si prova quando ti impegni duramente per raggiungere un risultato, a tuo avviso più di quanto si siano impegnati gli altri, e puntualmente ti ritrovi a doverti rimettere in discussione, mentre i tuoi compagni di scuderia progrediscono e hanno successo.

Ripeto: non so se tu l’abbia mai provata questa sensazione… Io sicuramente sì. 

Siamo onesti. A nessuno piace commettere errori e perdere, soprattutto in un ambito così importante come lo è per noi l’equitazione. Ognuno di noi ha i suoi buoni motivi per cui si meriterebbe di avere successo, solo che a volte vinci, altre volte impari. Punto.

Quando ancora non avevo imparato a gioire dei successi altrui, mi sono trovata spesso nella situazione di logorarmi dentro al pensiero che questa o quella persona stesse avendo i risultati che avrei voluto ottenere io. 

Non ti dico quante volte ho sperato che qualcuno in percorso commettesse uno o più errori… E sai cosa è peggio? Che quando quegli errori li faceva, io ne ero contenta.

Sia chiaro, non vado per niente fiera di questo mio inutile e stupido comportamento passato… Ma dal momento che non posso cancellarlo, l’ho voluto utilizzare per crescere e imparare qualcosa di nuovo, e per aiutare coloro che si ritrovano o si sono ritrovati in una situazione simile a quella che ho vissuto io. 

La svolta c’è stata al Beautiful Day 2018, il più grande seminario sul Coaching organizzato per scopi benefici da Ekis – The Coaching Company. Quell’anno il tema era “Fatti Grande”, e l’illuminazione l’ho avuta durante l’intervento di Alessandro Mora, il trainer che posso avere il piacere e l’onore di dire essere stato uno dei miei insegnanti nel percorso per diventare Mental Coach.

Ecco cosa ho appreso: le nostre paure spesso sono il nostro riflesso

Che cosa significa?

Faccio subito un esempio pratico.

Hai presente la sensazione di disagio che provi quando sei in campo gara e hai paura del giudizio delle persone che sono sugli spalti? Quando sei convinto che lì in mezzo a quella gente c’è sicuramente qualcuno che sta sperando che tu commetta un errore, che anche  se farai il percorso più bello di sempre avrà sempre qualcosa da ridire su di te e sul tuo modo di montare? Ecco, Alle mi aveva fatto capire per la prima volta che avevo paura del giudizio altrui perché di fatto ero io la prima a giudicare gli altri.

È stato da quel momento che ho deciso che ogni volta che avrei visto qualcuno che sta avendo successo, che sta dando il meglio di sé e ottenendo risultati positivi, la mia reazione sarebbe stata “Sono felice per te. Il tuo successo è anche il mio. Perché se hai successo tu, lo ha l’intera squadra.”

È così facile cadere involontariamente nella mentalità del “Se tu vinci, io perdo”, “se tu stai avendo successo, in qualche modo io fallisco”, “se ricevi un premio per i tuoi risultati, di conseguenza io non vengo preso in considerazione”.  E Se pensi di averlo fatto anche tu in qualche modo, è ok. Siamo umani, commettiamo errori ogni giorno, e non vedo l’ora che possa assaporare anche tu la soddisfazione di riprendere in mano la situazione e riscrivere totalmente le regole del gioco.

Nell’equitazione, e più in generale nella vita, ho imparato che voglio credere che “Il tuo successo è anche il mio successo.” Perché concorderai con me quando dico che in questo mondo abbiamo sempre più bisogno di persone in grado di tirare fuori il meglio di sé. 

È per questo che spero tu ottenga i risultati che desideri in ogni ambito della tua vita e ad ogni livello.

Perché il tuo successo è anche il mio.

Perché se hai successo tu, lo ha l’intera squadra.

Da Istruttore a Maestro di Vita | Una lezione sul lavoro di squadra

mentalcoaching-team-squadra-cavalieri-allenamentomentale

Ieri durante una lezione un ragazzo ha commesso un errore e non ha seguito correttamente le indicazioni del suo istruttore: invece di continuare sulla pista si è messo in circolo.
La ragazza in ripresa subito dopo di lui, che invece aveva capito le indicazioni date, ha “lasciato lì” il suo compagno e ha proseguito dritta per la sua strada.

In quel momento l’Istruttore ha colto l’occasione per dare a quei ragazzi un insegnamento che sarebbe stato loro utile non solo nella loro vita equestre, ma anche in quella personale e professionale:
“Mettiti in circolo anche tu dietro di lui. Evita di concentrarti solo su te stessa quando stai lavorando in una squadra. Impara a non abbandonare i tuoi compagni e a sostenerli soprattutto quando commettono un errore.”

È questo che intendo quando parlo di istruttori illuminati che vogliono fare la differenza nella vita dei propri allievi.
Non tutti comprendono quanto l’equitazione possa insegnarci ad affrontare le nostre esperienze quotidiane da veri campioni. Quello che vi ho appena raccontato è soltanto un esempio di come gli sport equestri possano portarci ogni giorni dei grandi insegnamenti.

Ogni volta che un tuo allievo commette un errore è un’occasione per te per trasmettergli qualcosa che gli farà fare la differenza in ogni ambito della sua vita.
Dipende tutto da che tipo di istruttore decidi di essere ogni volta che metti il piede in quel campo.

Genitori e Figli | L’importanza di essere un esempio

mentalcoaching-equitazione-genitori-figli-atleti-cavalieri

Ieri ero al bar con mio papà. Argomento della giornata: l’importanza di fare ciò che ci si sente senza farsi condizionare dal giudizio altrui.
“Sai Paola, l’altra sera stavo guardando un documentario che parlava di Federica Pellegrini e delle imprese che è riuscita a portare a termine in tutti questi anni di carriera. Mi ha fatto riflettere il passaggio dove spiegavano di come Federica e suo padre abbiano deciso di affidarsi ad un allenatore che, a sentire il giudizio generale delle persone, non era particolarmente affidabile per tutta una serie di motivi.
Si tratta dello stesso allenatore con cui è arrivata a vincere anche l’ultimo mondiale della sua carriera a 31 anni.”

Beh, anche io poi ho fatto una riflessione. Non tanto sul giudizio degli altri a proposito di cui ho già parlato in alcuni dei miei articoli precedenti, ma sull’importanza per un genitore di avere degli strumenti concreti per essere un punto di riferimento per il proprio figlio. Soprattutto nei momenti di difficoltà, quando si fa sentire la voglia di mollare.

Mio padre quegli strumenti è andato a prenderseli.
E in questo momento esco un attimo dall’identità di Mental Coach per entrare in quella di figlia per dirvi che non avrebbe mai potuto prendere decisione migliore.. Sia per me che per se stesso.
Se c’è uno dei motivi per cui non ho più paura di sbagliare, è perché so che dentro e fuori dal campo troverò sempre una persona che ogni giorno, tramite l’esempio, mi ricorderà che per raggiungere il successo devi essere disposto a fare tutto. Anche quello che gli altri non farebbero mai.

“Non sono capace”| Ti racconto perché non è così

mentalcoaching-equitazione-sportequestri

Ricordo la prima volta in cui Guillherme, sempre presente al centro del campo, mi ha fatto montare Milan in doppia redine. Mentre tentavo invano di tenere correttamente tutte e quattro le redini in mano, mi sono ritrovata in una difficoltà tale che presa dallo sconforto e dal nervosismo ho fermato il cavallo e ho detto scocciata: “Non sono capace! Non ce la farò mai, è troppo difficile!”

Guillherme si è avvicinato subito a me e Milan, e guardandomi negli occhi mi disse:
“Paola, quante gambe ha Marcus Ehning?” Sapeva di quanto io ammirassi Marcus e la sua equitazione, e questo faceva sì che lo utilizzasse spesso come esempio.
“Perché mi fai questa domanda?” Risposi quasi scocciata.
“Rispondimi. Quante gambe ha Marcus Ehning?”
“Due.”
“E quante braccia ha?”
“Sempre due, Guillherme.”
“E quante dita delle mani ha Marcus Ehning?”
“Dieci.”
“Bene. Mi hai appena detto che tu non hai niente di diverso da Ehning. Stesso numero di gambe, braccia e dita delle mani. L’unica cosa che lui ha in più rispetto a te è l’esperienza. Quindi se davvero vuoi tirare fuori il tuo massimo, smetti di perdere tempo a lamentarti e fai pratica.”

Ancora una volta Guillherme mi stava dando una delle più grandi lezioni di vita mai apprese: quando vuoi raggiungere un obiettivo con tutto te stesso, smetti di pensare a quello che non puoi fare con quello che non hai, e agisci pensando a tutto quello che puoi fare con quello che hai. 

È questo che ti farà fare la differenza.