Da Istruttore a Maestro di Vita | Una lezione sul lavoro di squadra

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Ieri durante una lezione un ragazzo ha commesso un errore e non ha seguito correttamente le indicazioni del suo istruttore: invece di continuare sulla pista si è messo in circolo.
La ragazza in ripresa subito dopo di lui, che invece aveva capito le indicazioni date, ha “lasciato lì” il suo compagno e ha proseguito dritta per la sua strada.

In quel momento l’Istruttore ha colto l’occasione per dare a quei ragazzi un insegnamento che sarebbe stato loro utile non solo nella loro vita equestre, ma anche in quella personale e professionale:
“Mettiti in circolo anche tu dietro di lui. Evita di concentrarti solo su te stessa quando stai lavorando in una squadra. Impara a non abbandonare i tuoi compagni e a sostenerli soprattutto quando commettono un errore.”

È questo che intendo quando parlo di istruttori illuminati che vogliono fare la differenza nella vita dei propri allievi.
Non tutti comprendono quanto l’equitazione possa insegnarci ad affrontare le nostre esperienze quotidiane da veri campioni. Quello che vi ho appena raccontato è soltanto un esempio di come gli sport equestri possano portarci ogni giorni dei grandi insegnamenti.

Ogni volta che un tuo allievo commette un errore è un’occasione per te per trasmettergli qualcosa che gli farà fare la differenza in ogni ambito della sua vita.
Dipende tutto da che tipo di istruttore decidi di essere ogni volta che metti il piede in quel campo.

Genitori e Figli | L’importanza di essere un esempio

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Ieri ero al bar con mio papà. Argomento della giornata: l’importanza di fare ciò che ci si sente senza farsi condizionare dal giudizio altrui.
“Sai Paola, l’altra sera stavo guardando un documentario che parlava di Federica Pellegrini e delle imprese che è riuscita a portare a termine in tutti questi anni di carriera. Mi ha fatto riflettere il passaggio dove spiegavano di come Federica e suo padre abbiano deciso di affidarsi ad un allenatore che, a sentire il giudizio generale delle persone, non era particolarmente affidabile per tutta una serie di motivi.
Si tratta dello stesso allenatore con cui è arrivata a vincere anche l’ultimo mondiale della sua carriera a 31 anni.”

Beh, anche io poi ho fatto una riflessione. Non tanto sul giudizio degli altri a proposito di cui ho già parlato in alcuni dei miei articoli precedenti, ma sull’importanza per un genitore di avere degli strumenti concreti per essere un punto di riferimento per il proprio figlio. Soprattutto nei momenti di difficoltà, quando si fa sentire la voglia di mollare.

Mio padre quegli strumenti è andato a prenderseli.
E in questo momento esco un attimo dall’identità di Mental Coach per entrare in quella di figlia per dirvi che non avrebbe mai potuto prendere decisione migliore.. Sia per me che per se stesso.
Se c’è uno dei motivi per cui non ho più paura di sbagliare, è perché so che dentro e fuori dal campo troverò sempre una persona che ogni giorno, tramite l’esempio, mi ricorderà che per raggiungere il successo devi essere disposto a fare tutto. Anche quello che gli altri non farebbero mai.

“Non sono capace”| Ti racconto perché non è così

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Ricordo la prima volta in cui Guillherme, sempre presente al centro del campo, mi ha fatto montare Milan in doppia redine. Mentre tentavo invano di tenere correttamente tutte e quattro le redini in mano, mi sono ritrovata in una difficoltà tale che presa dallo sconforto e dal nervosismo ho fermato il cavallo e ho detto scocciata: “Non sono capace! Non ce la farò mai, è troppo difficile!”

Guillherme si è avvicinato subito a me e Milan, e guardandomi negli occhi mi disse:
“Paola, quante gambe ha Marcus Ehning?” Sapeva di quanto io ammirassi Marcus e la sua equitazione, e questo faceva sì che lo utilizzasse spesso come esempio.
“Perché mi fai questa domanda?” Risposi quasi scocciata.
“Rispondimi. Quante gambe ha Marcus Ehning?”
“Due.”
“E quante braccia ha?”
“Sempre due, Guillherme.”
“E quante dita delle mani ha Marcus Ehning?”
“Dieci.”
“Bene. Mi hai appena detto che tu non hai niente di diverso da Ehning. Stesso numero di gambe, braccia e dita delle mani. L’unica cosa che lui ha in più rispetto a te è l’esperienza. Quindi se davvero vuoi tirare fuori il tuo massimo, smetti di perdere tempo a lamentarti e fai pratica.”

Ancora una volta Guillherme mi stava dando una delle più grandi lezioni di vita mai apprese: quando vuoi raggiungere un obiettivo con tutto te stesso, smetti di pensare a quello che non puoi fare con quello che non hai, e agisci pensando a tutto quello che puoi fare con quello che hai. 

È questo che ti farà fare la differenza.